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Skira Arte

Città metafisiche (1920–1945)

Città metafisiche (1920–1945)

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Esiste un lato poco noto, ma non per questo meno importante, della stagione dell’architettura moderna italiana durante gli anni trenta. Un’esperienza legata alla fase più espansiva e aggressiva del regime fascista, ma insieme l’occasione in cui, forse come in nessun’altra parte, l’architettura moderna italiana ha potuto produrre in grande quantità e su un vasto territorio. Intere città e villaggi nacquero in quegli anni, in brevissimo tempo e sotto la pressione politica e la necessità logistica di spostare intere popolazioni e creare insediamenti militari di occupazione, problemi inediti per quelle aree geografiche. E tutta una generazione di architetti viaggiò e progettò intensamente disegnando nuove città come incontro clamoroso tra l’Esprit Noveau e la civitas albertiana. Ed è questa forse la scoperta più interessante che differenzia ad esempio gli insediamenti italiani dai contemporanei villaggi di cultura Bauhaus di Tel Aviv: la volontà di costruire opere e centri in cui l’incontro tra modernità e tradizione fosse evidente, provando a dare a quelle case e città una forma a misura d’uomo.
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